30 gennaio, 17.00 - 19.00 Libreria 7 Mari S. anna dei Lombardi 16, interno cortile Napoli
Presentazione del libro "Bareed Mista3jil"
Un gruppo di 41 donne libanesi lesbiche, bisessuali, transgender hanno raccontato le loro storie nel libro "Bareed Mista3jil" (Mail in a Hurry), sfidando i tabù sociali e l’articolo 534 del codice penale che punisce con la prigione i "rapporti sessuali innaturali". Prima iniziativa del genere nel mondo arabo, il libro di 223 pagine, disponibile in inglese e in arabo, è stato pubblicato da Meem, un gruppo lgbt. Le sue "lettere al mondo" sono insieme personali e politiche; toccano argomenti come la cittadinanza, la religione, l’identità di genere e l’emigrazione. Nel febbraio scorso, si è svolta a Beirut la prima Giornata Internazionale contro l’omofobia, che ha visto una notevole partecipazione delle persone lgbt all’indomani di una ennesima aggressione ai danni di due presunti gay. Le lesbiche di Meem dicono che, sotto la continua pressione dell’omofobia, della lesbofobia e della transfobia, molti scelgono di andarsene; e che l’emigrazione è particolarmente alta nella comunità lesbica, dove le donne, specialmente quando si avvicinano alla trentina, scelgono di vivere in società più tolleranti. La pubblicazione del libro, che ha avuto una forte diffusione nelle librerie e nell’ambito universitario, è un contributo senza precedenti al dibattito sociale sui diritti civili in Libano. Il sociologo Steven Seidman, commentandolo in qualità di esperto che ha condotto una ricerca sulle comunità lgbt di Beirut, ha detto che le donne libanesi non eterosessuali hanno poche scelte: sposarsi, lasciare il loro paese, o vivere una doppia vita: "Il matrimonio è l’evento centrale per le donne, indipendentemente dalla classe. La rispettabilità di genere è legata ad un ’buon matrimonio’. La maggior parte delle donne che nel libro raccontano le loro storie sono molto giovani, sotto i 30. Il problema è: cosa accadrà quando superano i 30?". Tuttavia in Libano si è sviluppata una forte comunità lesbica negli ultimi tre anni, e l’uscita di questo libro lo dimostra.
Interverranno
Helen Ibry, segretaria ArciLesbica Nazionale Pia Gigli, dirigente nazionale del Partito di Alternativa Comunista Marco Sbandi, titolare della libreria e biblioteca 7 mari e della Edizioni 7 mari
IRAN: GIUSTIZIATI DUE MANIFESTANTI DELLE PROTESTE POST-ELETTORALI
BANGLADESH: CINQUE IMPICCATI IN CARCERE
INDIA: PENA DI MORTE PER AUTORI SEQUESTRI
IRAN: GIUSTIZIATI DUE MANIFESTANTI DELLE PROTESTE POST-ELETTORALI
Alizamani durante il processo (8 ago 09)
28 gennaio 2010: l'Iran ha giustiziato stamattina due uomini che erano stati arrestati durante le proteste scoppiate dopo le elezioni presidenziali dello scorso giugno. Secondo l'agenzia ufficiale Isna, erano 'mohareb' (nemici di Dio), membri di un gruppo filo-monarchico e avevano ordito un complotto anti-regime. Quelle di Mohammadreza Alizamani (37 anni) e Arash Rahmanpour (19) sono le prime esecuzioni legate alle condanne per i disordini seguiti alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad: i due giustiziati facevano parte di un gruppo di 11 manifestanti tutti condannati alla pena di morte.
BANGLADESH: CINQUE IMPICCATI IN CARCERE
28 gennaio 2010: cinque ex militari sono stati impiccati in Bangladesh in relazione allomicidio del leader dellIndipendenza nazionale, avvenuto a Dhaka nel 1975. In quella circostanza Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman venne assassinato insieme a diversi suoi familiari e collaboratori, ad opera di un gruppo di militari rivoltosi. Oggi tutti più che 60enni, i cinque erano stati condannati a morte nel 1998, e i loro appelli finali erano stati respinti dalla Corte Suprema il giorno prima delle esecuzioni, effettuate nella Prigione Centrale di Dhaka. Gli ex ufficiali Sultan Shahriar Rashid, Syed Farooq Rahman, AKM Mohiuddin, Bazlul Huda e Mohiuddin Ahmed sono stati condotti al patibolo ammanettati ed incappucciati, fanno sapere le autorità carcerarie. Sempre allinterno del carcere, ai condannati era stato concesso di incontrare i propri familiari, poi le impiccagioni sono state effettuate una alla volta, per una durata complessiva di 30 minuti, riporta la stazione TV ATN Bangla. I corpi dei giustiziati sono stati restituiti ai villaggi dorigine.
INDIA: PENA DI MORTE PER AUTORI SEQUESTRI
La Corte Suprema indiana
27 gennaio 2010: la Corte Suprema indiana ha chiesto ai giudici di punire con severità gli autori di sequestri a scopo di riscatto, ricordando che le leggi in vigore consentono la condanna a morte per questo tipo di crimine, anche nel caso in cui non ci sia omicidio della vittima. Le cifre dimostrano che i rapimenti a scopo di riscatto sono diventati una fiorente industria lucrativa in tutto il Paese, che deve essere affrontata nella maniera più severa possibile, e questo compito spetta anche ai tribunali, hanno detto i giudici supremi H S Bedi e J M Panchal. I giudici hanno al contempo confermato le condanne capitali di due uomini, Vikram e Jasvir Singh, riconosciuti colpevoli di aver sequestrato e ucciso nel Punjab un ragazzo di 16 anni, Abhi Verma, nel 2005. I due rapitori avrebbero ucciso il giovane non avendo ottenuto dalla sua famiglia il pagamento del riscatto.
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TOTO COTUGNO - CLANDESTINO
IL SILENZIO UCCIDE PIU' DELLA PAROLA
Não acredito que tenha sido suicídio o caso da transsexual Brenda encontrada morta a Roma, naum acredito que com tantos problemas que já existem a nosso confronto , ainda temos que ter medo de ser o que somos !!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Espero que encontro o culpado e tenha justiça, ja que aqui deveria ser um país de primeiro mundo que até hoje nesses dois anos que estou aqui não ví isso ainda, com tanto preconceito e desigualdades .
Ana Paula Rodrigues
PICCHETTO CIRCOLARE
PICCHETTO CIRCOLARE Martedì 12 Gennaio 2010, visto il totale silenzio da parte della stampa italiana e sopratutto delle maggiori Associazioni LGBT italiane, tutti coloro che supportano Manuel e Francesco hanno deciso di indire un sit-in circolare dinnanzi a Montecitorio, dalle 21 ad oltranza.
L'evento costituisce un'importante occasione per dare visibilità anche alla vicenda dei due ragazzi che dal 4 Gennaio stanno portando avanti uno sciopero della fame per richiedere la calendarizzazione di una legge per il matrimonio civile in Italia.
Sarà una manifestazione pacifica con bandiere rainbow e cartelli a sostegno dei due ragazzi.
Si invitano tutti coloro ritengono che l'azione di Manuel e Francesco vada sostenuta a replicare nelle proprie città la manifestazione alla stessa ora nello stesso giorno, in un sit-in circolare dinnanzi ai loro comuni di appartenenza.
Le bandiere o simboli politici e sopratutto associativi non sono graditi, visto che la stessa manifestazione nasce a seguito del loro silenzio.
La peggior sconfitta è arrendersi senza aver lottato!
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